Nel dibattito sulla situazione occupazionale, una riflessione va anche all’utilizzo dello stage, una formula contrattuale che, per quanto recentemente evocata dalla Fofi, insieme ad altre categorie, rispetto a una necessità di riforma del sistema contributivo, «ha poco senso per professionisti già obbligati, in relazione all’iscrizione all’albo, all’espletamento del tirocinio pre-laurea». A lanciare la riflessione Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari (Sinasfa), che spiega: «Si tratta di una formula che purtroppo stiamo rilevando che si sta diffondendo sempre di più, creando parecchi disagi per il giovane, dal momento che, nella maggior parte dei casi, è previsto un rimborso spese o poco più e in molte situazione si assiste a una carenza di tutele rispetto a orari e così via, ma anche di impatti sui livelli occupazionali, dal momento che si va verso una riduzione di possibili assunzioni». Ma, soprattutto, «va rilevato che nella nostra professione ha ben poco senso: il percorso formativo del farmacista ha già una sua definizione e suoi strumenti specifici, di fatto non rendendo necessari ulteriori periodi formativi. Vorrei ricordare che per l’iscrizione all’albo è obbligatorio il tirocinio pre laurea di 750 ore della durata di anche sei mesi. A fronte di una modalità di ingresso nel mondo del lavoro che rischia di rilevarsi pesante per il collaboratore, ritengo che sia necessario avviare una riflessione con tutta la categoria per rivedere tale istituto, che a nostro parere non andrebbe applicato per l’inquadramento di farmacisti. Per altro, il tutto in una situazione di confusione e incongruenza creata dalla famosa misura contenuta nel Milleproroghe che ha sospeso fino a fine 2016 il requisito dell’idoneità o della pratica professionale biennale per il trasferimento della titolarità».

Francesca Giani

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