Focus sulla professione del farmacista “ai tempi del coronavirus”

Lettera alla stampa

Focus sulla professione del farmacista “ai tempi del coronavirus”.

Buonasera sono una farmacista che lavora in una farmacia privata e vorrei riportare una testimonianza della nostra realtà di professionisti che lavorano in prima linea, come tanti altri operatori  sanitari, per affrontare questo difficile momento. Scrivo non solo a titolo personale, ma so di farmi portavoce di molti colleghi che operano nelle farmacie del territorio in quanto presidente di un’associazione provinciale di farmacisti non titolari , dipendenti in farmacie pubbliche/ private e siamo circa i 2/3 della forza lavoro nelle farmacie del territorio nazionale che in questi giorni stanno svolgendo un ruolo fondamentale per l’accesso alle terapie.

Siamo spesso le prime figure professionali, il presidio sanitario di riferimento sul territorio a cui i pazienti si rivolgano. Il nostro servizio è stato indispensabile per indirizzare i cittadini secondo le giuste modalità evitando accessi e affollamenti inutili al pronto soccorso o dal medico di famiglia e continua ad essere essenziale per informare, rassicurare e consigliare quello che poi è prerogativa della nostra professione a tutela della salute pubblica.  Adesso, ancor di più, continua ad essere  fondamentale  la nostra presenza certa e capillare su tutto il territorio: ogni giorno ascoltiamo con professionalità ed umanità ogni richiesta e rispondiamo alle esigenze delle persone anche con servizi a domicilio fatti  in collaborazione con associazioni di volontariato. In questo momento però è emersa una triste realtà che ci appartiene: anche noi condividiamo insieme a  medici ed infermieri la mancanza di dispositivi di protezione personale ma purtroppo la nostra categoria non èconsiderata parte della rete sanitaria quando, però nei fatti lo siamo a pieno titolo! Facciamo un servizio essenziale, ma purtroppo di essenziale che ci supporta non abbiamo niente.  Ci arrangiamo con ciò che ogni farmacia è riuscita ad organizzare per poter lavorare in sicurezza, ma non sempre questo è possibile, e comunque con procedure non per tutti omogenee nonostante le indicazioni ricevuto a livello nazionale da Fofi, Federfama e le relative sollecitazioni al rispetto delle norme da parte delle rappresentanze sindacali,  e questo ci espone al rischio di ammalarsi come purtroppo è già successo. In più siamo costretti ogni giorno a rispondere di no, con rammarico, alle moltissime richieste di dispositivi di protezione per uso personale da parte dei cittadini,  arrabbiati perché tali prodotti  sono introvabili da tempo nei nostri canali di acquisto. Accogliamo con senso di responsabilità l’indicazione di dover lavorare, a seguito di contatto  diretto con un malato da coronavirus, in “sorveglianza attiva” perché giustamente, siamo considerati all’interno delle professioni sanitarie di utilità pubblica,anche se, noi farmacisti dipendenti di farmacie pubbliche e private, non siamo considerati nel nostro contratto , oramai scaduto da anni, figure sanitarie.

Tutto ciò, anche se ci amareggia, non ci fa retrocedere rispetto alla scelta di continuare a svolgere il nostro servizio con impegno e professionalità. Ci auspichiamo solo di non essere più così “invisibili”, ma anche maggiormente considerati, ed, in questo momento così  difficile per tutti, almeno di poter svolgere in sicurezza il nostro lavoro per continuare a garantire il servizio farmaceutico nella tutela propria e della salute pubblica.

Cordiali saluti

Dr.ssa Francesca Granelli

Presidente di A.FA.N.T  Arezzo (Associazione farmacisti non titolari di Arezzo)

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