Afant-Arezzo lancia l’allarme.
Si stanno verificando, soprattutto nel settote privato, casi di colleghi che perdono il posto causa malattie oncologiche, per mancanza di tutele contrattuali. Il nostro sindacto nazionale (Sinasfa) sta portando avanti questa battaglia per vedere riconosciuto il diritto di curarsi senza rischiare di perdere il posto di lavoro.In merito l’articolo di Farmcista33 (22 Aprile 2015).
Sinasfa: tutela contrattuale bassa per le patologie oncologiche
«Le patologie oncologiche sono sempre più una realtà – alcune statistiche parlano di mille nuovi casi al giorno – e lo sono tanto più in alcune zone d’Italia dove ci può essere una correlazione a situazioni ambientali a rischio, ma, oltre a queste, sono tante le condizioni di salute che richiedono periodi di ospedalizzazione lunghi e di assenza dal lavoro, mentre la prospettiva di conservazione del lavoro non risulta adeguata». A lanciare l’allarmeFrancesco Imperadrice, presidente Sinasfa, il Sindacato nazionale farmacisti non titolari, che spiega: «Da un’indagine che abbiamo fatto sui contratti nazionali per categorie, abbiamo rilevato che ogni contratto affronta la tematica in maniera diversa e può presentare un diverso grado di approfondimento e di arricchimento dell’impostazione e della tutela. Ma la situazione dei collaboratori di farmacia privata è difficile: da quanto emerge, indipendentemente dall’anzianità di contratto, viene garantito lo stipendio per 180 giorni e poi è previsto un periodo di 120 giorni di aspettativa non retribuita». Come farmacisti, continua, «sappiamo bene quale può essere l’iter terapeutico di queste patologie. Avere anche la tagliola di un eventuale licenziamento dopo 300 giorni di assenza dal lavoro è duro. D’altra parte, credo che sia una situazione che non è possibile lasciare alla buona volontà del titolare, perché le farmacie sono comunque imprese di norma di piccole dimensioni e ci possono essere situazioni particolari». Limitandoci al settore delle farmacie, «posso fare un esempio richiamando il contratto di Assofarm, che certo nasce in condizioni diverse ma che prevede un nucleo maggiore attorno alla problematica. In questo caso, da quanto abbiamo rilevato, è previsto per dipendenti fino a tre anni di anzianità un periodo di assenza di 16 mesi e, sopra i tre anni, di 24 mesi. Scaduti questi, è previsto che le parti possano ulteriormente concordare una conservazione del posto di lavoro a stipendio zero e, per così dire, a tempo indeterminato. E anche a livello di contribuzione la copertura è più lunga». Con una situazione che «vede un farmacista dipendente magari da trent’anni presso una stessa farmacia non avere la prospettiva di una garanzia contrattuale del posto di lavoro oltre i 9 mesi». Da qui un appello «a tutta la professione per valutare e portare avanti una posizione solidaristica: dare almeno la prospettiva della conservazione del lavoro, pur a costo zero, a tempo indeterminato, o comunque per tutta la durata della malattia, ma in ogni caso per un periodo più lungo, in modo da non aggiungere al dolore e alle difficoltà della patologia anche la problematica del lavoro».
Francesca Giani